"Come tutti i poeti elegiaci, Properzio rivendica l'autonomia della poesia lirica rispetto a quella epica: ""Amore soave cerca lievi poesie"". Ma il suo Amore non è soave e le sue poesie non sono lievi - infinitamente meno di quelle di Orazio, di Tibullo, di Ovidio e persino di Catullo. Indagare le leggi della natura, come fece Lucrezio, pare una passione superata. Quale soggetto poetico, non resta dunque che l'amore - ma che sentimenti, che furia, che intelligenza e attenzioni esclusive si rovesciano nell'amore! L'amore è un possesso e una schiavitù totale, che non dà requie e riposo; l'amore non è mai innocuo, sempre tremendo e imprevedibile, senza freno, senza limite e senza misura; l'amore è dolore, l'amore è furore, l'amore è morte e vince la morte; l'amore uccide e trasfigura. La poesia che lo canta, sebbene conosca tutte le grazie, non può essere che solenne; e va incontro a Eros con la suggestione di una infinita ricchezza metaforica e mitica, come si addiceva al Callimaco romano. Il lettore moderno può ritrovare in Properzio il poeta più congeniale. Certi frammenti di realtà lo incantano ma soprattutto l'entusiasmerà una poesia dell'ultimo libro, la più bella elegia romana. Cinzia morta ritorna in sogno: ""emise un soffio di voce come di vivente, / e le mani scricchiolarono fragili con i pollici""; ""Hai già dimenticato i nostri incontri furtivi nella insonne Subura?... Spesso ci amammo abbracciati in un trivio, e avvinti petto a petto, / i nostri mantelli resero tiepide le vie"". Luca Canali ha tradotto le elegie di Properzio con la consueta arte; Riccardo Scarcia ha curato l'amplissimo commento; Paolo Fedeli, il più noto specialista di Properzio, ha scritto l'introduzione. Edizione con testo originale a fronte."